27-01-2010
VERME~ROBOTS: recensione su Theholyhour.it >>> leggi
"Concludo pensando che Crawling in the rush hour sia uno dei migliori album che mi sia mai capitato da recensire e che i Verme Robots non hanno bisogno di consigli dato che fanno tutto nel migliore dei modi. Spero continuino così!"

I
make records - CNI music (2009)
Ci sono tanti e svariati modi di
intendere e concepire un genere musicale quando lo si etichetta come
“sperimentale”. Questo bell’aggettivo è quasi sempre un’arma
a doppio taglio se associata a minestroni più o meno ricchi di
esperienze sonore dei singoli musicisti o quando erroneamente lo si
avvicina ad altri prodotti, non di nicchia e non underground, che già
hanno delineato il concetto di sperimentale ponendosi come “master”
per chi gli viene paragonato.
Ecco allora la scommessa: trovare una band che davvero riesca a rendere vero e palpabile il concetto di “sperimentale”, che davvero sorprenda per novità e freschezza sonora e lirica pur rifacendosi alle proprie influenze musicali. I Verme Robots sembrano viaggiare su questi binari amplificando e distorcendo i propri input stilistici fino a tirarne fuori un qualcosa di altamente variegato ma puro e non tendente al “già sentito”.
Le dieci tracce del full lenght Crawling in the rush hour trascinano così l’ascoltatore verso territori inesplorati e atipici ma assolutamente accattivanti e gradevoli sia per durezza che per melodia. L’alternarsi di rock misto ad un crossover modulato da suoni che sembrano provenire da dischi di Brian Eno è la vera novità che i Verme Robots propongono. Un misto di suoni puliti, duri e sporchi all’occorrenza, fanno da tappeto a voci e controvoci legate con talento ed un pizzico d’esperienza che esalta la bravura compositiva e il talento di questi ottimi musicisti Salernitani.
Già dall’ascolto di Ten ci si rende conto di cosa la band vuole farci ascoltare, vuole farci assaporare con le papille gustative delle nostre orecchie regalandoci medium beat drummici alternati ad incisi più veloci e crossoverizzati da voci e chitarre sporche. Seguito migliore è la bellissima Psyco city, introspettiva ed intensa, a tratti addirittura melodica nel suo spleen compositivo. Ottima esecuzione corale della band che si rende tappeto ideale per accogliere la voce di Antonio Senesi. Segue The animal, altro esempio di cosa è capace di macinare la macchina Verme Robots e di quale mistura variegata di suoni, ritmo e voce ci arricchisce facendoci esplorare territori sonori davvero inconsueti.
Ancora piacevoli sorprese con New skin e Frenetic quite dove il nostro verme robots indossa il vestito della festa e lo mette in mostra. Forse il pezzo più sperimentale dell’album. Emotive invece cattura da subito per la purezza sonora e melodica che lo fa penetrare all’interno del nostro cervello a stimolare sensazioni e viscerali malinconie. Una vera e propria perla di creatività e talento compositivo, un bel brano ben studiato e realizzato ma nato dall’assoluta ispirazione, quella più intima e introversa, il mio brano preferito. Si prosegue con l’ipnotica Change caratterizzata dall’azzeccato innesto di voce femminile (la bravissima Teresa Tedesco) e con la strumentale A cool stick. Concludono in bellezza la mastodontica Full Shock e Bad finger, ottima per chiudere questo ottimo disco.
Concludo pensando che Crawling in the rush hour sia uno dei migliori album che mi sia mai capitato da recensire e che i Verme Robots non hanno bisogno di consigli dato che fanno tutto nel migliore dei modi. Spero continuino così!
Ecco allora la scommessa: trovare una band che davvero riesca a rendere vero e palpabile il concetto di “sperimentale”, che davvero sorprenda per novità e freschezza sonora e lirica pur rifacendosi alle proprie influenze musicali. I Verme Robots sembrano viaggiare su questi binari amplificando e distorcendo i propri input stilistici fino a tirarne fuori un qualcosa di altamente variegato ma puro e non tendente al “già sentito”.
Le dieci tracce del full lenght Crawling in the rush hour trascinano così l’ascoltatore verso territori inesplorati e atipici ma assolutamente accattivanti e gradevoli sia per durezza che per melodia. L’alternarsi di rock misto ad un crossover modulato da suoni che sembrano provenire da dischi di Brian Eno è la vera novità che i Verme Robots propongono. Un misto di suoni puliti, duri e sporchi all’occorrenza, fanno da tappeto a voci e controvoci legate con talento ed un pizzico d’esperienza che esalta la bravura compositiva e il talento di questi ottimi musicisti Salernitani.
Già dall’ascolto di Ten ci si rende conto di cosa la band vuole farci ascoltare, vuole farci assaporare con le papille gustative delle nostre orecchie regalandoci medium beat drummici alternati ad incisi più veloci e crossoverizzati da voci e chitarre sporche. Seguito migliore è la bellissima Psyco city, introspettiva ed intensa, a tratti addirittura melodica nel suo spleen compositivo. Ottima esecuzione corale della band che si rende tappeto ideale per accogliere la voce di Antonio Senesi. Segue The animal, altro esempio di cosa è capace di macinare la macchina Verme Robots e di quale mistura variegata di suoni, ritmo e voce ci arricchisce facendoci esplorare territori sonori davvero inconsueti.
Ancora piacevoli sorprese con New skin e Frenetic quite dove il nostro verme robots indossa il vestito della festa e lo mette in mostra. Forse il pezzo più sperimentale dell’album. Emotive invece cattura da subito per la purezza sonora e melodica che lo fa penetrare all’interno del nostro cervello a stimolare sensazioni e viscerali malinconie. Una vera e propria perla di creatività e talento compositivo, un bel brano ben studiato e realizzato ma nato dall’assoluta ispirazione, quella più intima e introversa, il mio brano preferito. Si prosegue con l’ipnotica Change caratterizzata dall’azzeccato innesto di voce femminile (la bravissima Teresa Tedesco) e con la strumentale A cool stick. Concludono in bellezza la mastodontica Full Shock e Bad finger, ottima per chiudere questo ottimo disco.
Concludo pensando che Crawling in the rush hour sia uno dei migliori album che mi sia mai capitato da recensire e che i Verme Robots non hanno bisogno di consigli dato che fanno tutto nel migliore dei modi. Spero continuino così!
95/100
Michele Perrella











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