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Dodici gradi di grigio - Il Vortice
By Vladimiro Vacca on Jan 12, 2010 in Album, Recensioni
Dodici gradi di grigio
sono i dodici passi verso l’estinzione di un amore. Ci sono storie che
si trascinano come ubriachi ai margini della strada. L’inverno entra Dentro e La Struttura del vuoto
diventa lo specchio di luci cangianti per chi continua a credere in
quello che vede morire ogni giorno. Questo è l’universo tematico del
secondo album della band napoletana Il Vortice, che si muove su
geometrie ritmiche serrate e riff di chitarra appartenenti alla scuola
alternative rock di matrice anni 90. Le influenze sono ascrivibili da
un lato a band americane come Incubus, Creed e Soundgarden e
dall’altro lato a band nostrane come Marlene Kuntz e Massimo Volume.
Tutti i riferimenti sono metabolizzati e rielaborati con la finalità
principale di far scorrere un suono ruvido e riflessivo che scioglie
liriche profonde ed esistenziali. La struttura del Vuoto, Dentro, Etere, La lettera e Inlamina
sono manifesti di dolore interiore intrappolato in forma rock, come
metafora di grida soffocate nello stomaco. Ad impreziosire il progetto
interessanti collaborazioni con Mauro Sommella (LEV), Massimo Nappi,
Luca Di Maio (Insula Dulcamara) e Ciro Tuzzi (EPO). Il Vortice
ripropone quel certo approccio nel produrre dischi rock che è andato
perso negli ultimi dieci anni. L’obiettivo di voler a tutti costi
cercare sperimentazione ed importare stili sui generis non ha portato
sempre a risultati eccezionali. Progetti come Il Vortice, sostenuti
dall’etichetta Imakerecords, potrebbero riportare in auge quel modo di fare rock che sollevava movimenti. Album catartico da amori finiti.
Vladimiro Vacca











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